Era l’avvenimento più importante dell’anno di quel piccolo paese – la recita della notte di Natale, il presepio vivente. Dal momento che circa 50 anni fa da quelle parti non c’erano supermercati e la città era lontana, tutto il paese si riversava alla recita. La attendevano soprattutto i bambini del catechismo, perché il paese era piccolo, non c’erano molti bambini, e ognuno poteva avere una parte.

Ma quell’anno si era iscritto al catechismo anche Franco. Franco ci teneva tantissimo a quella recita, ma era un bambino un po’ speciale… sì, era buono e semplice… un po’ più lento mentalmente dei suoi coetanei – per la gente era “ritardato”. La catechista era in un grosso dilemma. Da un lato lei sapeva quanto Franco ci tenesse a quella recita, ma era anche preoccupata che rovinasse tutto – in fin dei conti era la notte in cui c’era in chiesa tutto il paese. Finalmente si decise, e assegnò a Franco la parte dell’albergatore – quello che mandava via Giuseppe e Maria la notte in cui sarebbe nato Gesù. Aveva solo una semplicissima frase da dire: “Mi dispiace, tutte le stanze sono occupate”.

La notte di Natale tutto il paese era in chiesa, come al solito prima della Messa di mezzanotte, per assistere alla recita. Quell’anno avevano fatto le cose in grande, e avevano dipinto un bellissimo fondale con le case di Betlemme. C’era persino la porta dell’albergo da cui si sarebbe affacciato Franco – per mandare via la giovane coppia dei genitori di Gesù.

Dietro le quinte, gli angeli intanto facevano il tiro a segno con la loro aureola cercando di infilarla nel manico di una scopa, i pastori si annodavano le stringhe dei loro stivali e la catechista ripeteva a Franco per l’ennesima volta la parte: “Allora ricordati bene, Franco, quando san Giuseppe ti chiede ‘Cerchiamo una stanza per stanotte’ tu rispondi… cosa rispondi?” Esitante, Franco disse: “Mi dispiace, tutte le stanze sono occupate”. La catechista tirò un grosso respiro che era per insieme speranza e sollievo. Aveva fatto tutto quello che aveva potuto.

La recita andava proprio bene – gli angeli cantarono, Giuseppe prese l’asinello, cominciò il viaggio a Betlemme con Maria incinta – insomma, la storia la sapete bene. Finalmente Giuseppe e Maria arrivano alle porte dell’albergo di Betlemme, apparendo decisamente stanchi, e Maria avvisò il marito che il bambino sarebbe nato con tutta probabilità quella notte. Giuseppe bussò alla porta dell’albergo. Dietro le quinte, la catechista diede un colpetto sulla spalla a Franco: “Mi raccomando!”. Lui uscì e Giuseppe gli chiese: “Cerchiamo una stanza per stanotte”.

Franco vide tutta la gente, e gelò. Da dietro le quinte, la catechista sussurrò: “Mi dispiace, tutte le stanze sono occupate”. E Franco boffonchiò: “Mi dispiace, tutte le stanze sono occupate”. Si girò e chiuse la porta. La catechista tirò un sospiro di sollievo e cominciò a occuparsi del gruppetto di ragazzi che impersonavano i pastorelli. Maria e Giuseppe si stavano allontanando lentamente verso il buio, quando improvvisamente si riaprì la porta dell’albergo. Franco era ritornato in scena! E disse qualcosa che la gente non dimenticò più. Franco raggiunse la giovane coppia, dicendo: “Aspettate! Aspettate! Vi posso dare camera mia!”

Io credo che Franco quella notte ha capito il Natale più di tutti i presenti. Come puoi lasciare fuori Gesù? Devi dargli un posto – da te. E’ quello che Lui ti chiede questo Natale. Cosa farai con questo Figlio di Dio che è venuto qui in terra per cercarti? Quest’Uomo che ha buttato via un trono in cielo per una mangiatoia, la lode degli angeli per gli scherni di chi lo crocifiggeva, questo Creatore che si è lasciato inchiodare per te in una Croce? La Bibbia ci ha dato l’unica risposta possibile in Galati 2,20: «Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me». Pensa a quello che Lui ha fatto, e ripeti quelle parole — «per me».

Gesù è arrivato da te questo Natale. Forse sta bussando già da molto tempo alla tua porta. Tutta la tua vita – persino gli eventi degli ultimi mesi – sono serviti a prepararti per questo incontro con il tuo Salvatore, per questo tempo santo.

Non lasciarLo più fuori dalla porta. Questa Natale, fallo entrare. “Gesù, non voglio più lasciarti fuori. Vieni dentro. Ti do la mia stanza… la mia vita”.